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“Tanto Alessio e Giuseppe vengono per giocare!”, esclamò Alberto. “E fate male”, ribatté Perla, piccata, “A Natale ci si riunisce dopo tanto tempo e si hanno così tante cose da raccontare…”. “Che tu passi tutto il pranzo a chiacchierare con Rosa e Nadia e non vi dimenticate persino di aprire i regali”, la prese in giro il bambino. “Almeno noi partecipiamo ai festeggiamenti, non come voi che vi perdereste addirittura l’arrivo di Babbo Natale…”, ribatté la sorella, molto piccata. La ragazza stava spargendo una manciata di stelline dorate sulla tovaglia rossa delle feste e, distratta dal battibecco con il fratello, ne fece cadere alcune a terra. “Perché non dire la verità voi due?”, il papà intervenne nella discussione con sicurezza, “Che a Natale non vedete l’ora di rimpinzarvi delle cose più buone che ci sono a tavola”. I due si prepararono a rispondere infervorati, ma poi si resero conto che, in fondo, non aveva tutti i torti.
Così spostarono la loro attenzione sulla tavola. La mamma stava disponendo con ordine sottopiatti e piatti piani e fondi bianchi, uno sopra l’altro, e Perla subito andò ad aiutarla ad arrotolare i tovaglioli negli anelli portatovaglioli a forma di fiocco di neve. “Ci sono troppi piatti!”, brontolò Alberto, che aveva il vizio di portare a tavola anche qualche gioco per tenersi compagnia e, infatti, in quel momento, aveva sfilato dall’albero l’addobbo di un pupazzo di neve panciuto con il naso da carotina in abito rosso e, tenendolo in piedi sulle lunghe gambe penzolanti, lo faceva camminare tra i piatti. “Certo che ci sono. Altrimenti come faresti a mangiare ogni singola tartina che arriva a tavola, tortellini, pollo, pesce e patate, tutto insieme?”. Lui le fece la linguaccia, ma lei non se ne accorse poiché era di spalle, così il bambino corse fino alla sedia della sorella e mise al centro del suo piatto due olive nere e una fettina di arancia candita, disegnando il viso sorridente di un pupazzo di neve.
“A tavola! Si mangia!”, gridò Alberto, correndo al suo posto. Nel piatto della sorella c’era ancora il disegno del pupazzo di neve, mentre al suo posto era seduto il piccolo addobbo dell’omino bianco in abito rosso. “Oh!”. Non se lo aspettava. “Vedi… è questo il senso del Natale”, disse allora Perla, “Stare tutti insieme. Ma proprio tutti, tutti!”, e strappò una risata anche al fratello.
L’addobbo natalizio del pupazzo di neve in abito rosso pieno di gioia festosa
A Natale si riunisce chi non si vede da tempo e di incontrarsi proprio non vedeva l’ora, e finalmente tante mani si stringono, le risate accendono le stelline nel cielo scuro e un abbraccio scalda il cuore come fosse il più bello dei doni. A Natale si scalda anche il cuore di Forrest l’omino bianco nato dalla prima neve dell’inverno che non teme di sciogliersi per un abbraccio. Anche perché è un gran freddolone e copre la pallina di neve che ha per pancia, morbida e voluminosa, con un maglioncino di pellicciotto rosso molto caldo e, addirittura, porta legata intorno al collo una sciarpa bianca a coste. Del suo visino rotondo innevato si vede poco, quasi nascosto tra la sciarpa e il cappello di pellicciotto a punta, ma spuntano lucidi i suoi occhietti neri e la carotina arancione che gli fa da naso. E il sorriso felice perché finalmente siamo tutti insieme.
| Materiale | Stoffa |
|---|---|
| Colore | Rosso |
| Larghezza | 15 cm |
| Profondità | 4 cm |
| Altezza | 28 cm |
