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La piccola Marie non era sicura di aver capito bene quella faccenda della letterina a Babbo Natale. Suo fratello Ettore non faceva che parlarne da giorni e le aveva spiegato si trattasse di una tradizione molto importante durante le feste, una tradizione di tutti i bambini del mondo, non importava dove abitassero o che lingua parlassero. “Se c’è qualcosa che desideri, come un orso o una bicicletta o qualunque cosa ti piace”, le aveva spiegato, “Basta che lo scrivi a Babbo Natale e lui ti fa trovare un regalo sotto l’albero. Deve essere una cosa possibile, però… non puoi mica chiedergli un elefante vero!”, ed era scoppiato a ridere da solo per quella battuta.
Marie lo aveva osservato a lungo quella mattina mentre scriveva la letterina. “Caro Babbo Natale, mi chiamo Ettore e… tu che gli racconteresti?”. Marie lo aveva guardato senza rispondere? Forse che era molto felice di passare più tempo con i suoi genitori, che i film con protagonisti i bambini che vivevano avventure sotto la neve le piacevano tanto, così come la cioccolata calda e il profumo delle crostate in forno. Forse gli avrebbe raccontato anche che molto presto avrebbe cominciato la scuola, e aveva un po’ paura, perché Ettore diceva che c’erano un sacco di cose da imparare, e che sentiva tanto la mancanza di Iris, la sorella maggiore che adesso abitava in un’altra città. Intanto il fratello continuava a scrivere, a cancellare e a rileggere le frasi. Si impegnava come nemmeno quando doveva portare un compito a scuola, pensava la bambina. “Finito!”, esclamò all’improvviso, “Sai come fanno le lettere ad arrivare a Babbo Natale? Semplice! Si mettono in una cassetta postale speciale e… magia… gli arrivano subitissimo!”.
Rimasta sola in salone, Marie si avvicinò al tavolo dove il bambino aveva lasciato fogli di carta, penne e matite colorate. Lei non era grande come lui, non andava a scuola e non sapeva ancora scrivere, così prese un pastello e iniziò a disegnare. Illustrò il suo salone addobbato, con l’albero pieno di regali e la famiglia riunita a tavola, c’era anche Iris naturalmente. Nel suo disegno erano tutti felici, dalle nuvolette sulle loro bocche uscivano solo baci e risate e lei era la più entusiasta di tutti. Anche perché aveva disegnato accanto a sé l’orsetto con il fiocchetto rosso e la gonnellina in tartan che desiderava tanto. Era sicura che Babbo Natale avrebbe capito. Ma… come poteva lei, che era così piccina, spedire una lettera? E dove la trovava una cassetta postale speciale? Poi le caddero gli occhi su una cassettina rossa ai piedi dell’albero, piena di fiocchetti di neve e con il nome di Santa Claus tra essi. La aprì con mano un po’ tremante e imbucò il foglio con il suo disegno. E, mentre la chiudeva, si sentì felice come nell’immagine che aveva appena spedito.
La cassetta delle lettere di Babbo Natale che recapita felicità
Quando nel cielo natalizio si accendono delle stelline luminose, tinte di neve, al cuore si affacciano spontanei i primi desideri. Non hanno nome, sono immagini appena accennate di un istante di felicità che vorremmo conservare per sempre, ma tanto basta a Santa Claus per sorridere e caricare in spalla il suo sacco dei regali. E la cassetta postale Soul Ink Space è proprio il ponte che collega ciò che dapprima non si vede, ma si sente, come la speranza che un istante di felicità fiorisca per magia.
La box è vestita dello stesso abito vermiglio di Santa Claus e intessuta di allegri fiocchetti di neve che danzano ovunque. Sulla porticina e sul fianco c’è scritto il nome di Santa, colui al quale tutti i desideri vengono sempre rivolti, e c’è anche l’indicazione ‘Direct to the North Pole’, diretto al Polo Nord. Non c’è rischio che i sogni in viaggio perdano la strada ma, dar loro una direzione ben precisa, significa farli arrivare a destinazione non appena espressi. Proprio come vorremmo noi. Esattamente ciò che desidera anche Santa Claus.
| Materiale | Metallo |
|---|---|
| Colore | Rosso |
| Larghezza | 14 cm |
| Profondità | 7 cm |
| Altezza | 12 cm |
