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“Che bella!”. Tilde guardava la letterina appena ricevuta da Babbo Natale, una grande busta rossa un po’ brillantinata con un timbro di ceralacca dorato su cui era impresso il profilo del suo viso con le iniziali B ed N. Lo accarezzò per un po’, quasi intimorita all’idea di romperlo, ma poi vinse la curiosità e aprì la busta per leggere la risposta che aveva tanto aspettato.
“Anche io voglio un timbro come quello”. Lo disse una volta, poi un’altra ancora, e alla fine iniziò a scuotere il fratello Gino per le spalle, poiché lui non la ascoltava. “Allora costruiscitene uno”, rispose semplicemente il bambino, che stava giocando con i soldatini e le costruzioni e non voleva essere coinvolto in una delle solite, strampalate idee della sorella. Ma Tilde non si arrese. “Io non so come si costruisce un timbro… mi aiuti?”. Gino sospirò e la guardò gli occhi imploranti della sorella che continuavano a seguire ogni suo movimento. “E va bene. Io ti aiuto. Però se fai un guaio, è colpa tua e poi dopo me ne torno a giocare e tu mi lasci stare”. La bambina saltò dalla gioia, corse ad abbracciarlo e rovesciò tutti i soldatini.
“Si fa con la cera delle candele”, spiegò allora Gino, assumendo il tono di un esperto. Tilde aveva scritto una breve letterina, poche righe per la mamma, ripiegandola in due, pronta a sperimentare il suo nuovo timbro. Gino piegò un po’ di lato una delle candele accese in salone e, in breve, una manciata di gocce si rovesciarono sul foglio. “Svelta, metti su la forma, altrimenti si asciuga”. La bambina fu colta alla sprovvista. “Quale forma? Che devo mettere?”. “Sbrigati”. Lei, allora, afferrò la prima cosa tonda che ebbe a portata di mano, una palla di neve con un piccolo Babbo Natale seduto su una panchina, e lo piazzò sulla cera sciolta, quasi colpendo anche il dito del fratello. Rimase ferma in quella posizione per un bel po’ di tempo, quasi aspettandosi che il timbro si materializzasse da solo. “Allora?”, la incalzò Gino, “Che stai facendo? Devi togliere la forma”. “Ah, sì!”. Tilde sollevò la sfera ma, naturalmente, era appiccicata al foglio per la cena e non ne voleva sapere di staccarsi. La mamma arrivò proprio in quell’istante. “Che cosa fate?”. “Tilde ti ha scritto una letterina!”. La bambina le mostrò il foglio con la palla di neve. “E quello è il suo nuovo timbro!”.
La palla di neve con Babbo Natale su cui fioccano sorprese
C’è un angolo di Polo Nord che Santa Claus ama incredibilmente. È nel globo Nancy, uno scorcio innevato, ammantato da una volta cristallina, dove crescono alberelli giovani e smeraldini e c’è una panchina dedicata a lui, sulla quale può sedere a pensare a quali doni porterà ai suoi grandi e piccoli amici. Trascorre lì tutto il tempo che desidera, con il suo abito rosso un po’ teso sui fianchi abbondanti, il cappello con il pompon sulla testa e, addirittura, la sua barba si riempie anche dei raggi del sole, sembrando più brunita, che bianca. Anche in questo momento è a fantasticare e aspettare che un soffio di spirito natalizio, ovvero un desiderio espresso, faccia sollevare i fiocchi di neve che subito inizieranno a danzare e a ricadere su di lui. Sarà un piacere stare a Nancy in sua compagnia.
| Materiale | Ceramica |
|---|---|
| Colore | Rosso |
| Larghezza | 5 cm |
| Profondità | 5 cm |
| Altezza | 7 cm |
