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Un rumore improvviso fece sobbalzare Eve, che iniziò a guardarsi intorno cercando di capire cosa lo avesse provocato. La stanza intorno a lei era assolutamente silenziosa, non si sentiva nemmeno il vento che frusciava forte e scuoteva i rami all’esterno. Frugò attentamente ogni angolo, poi capì che a causare quel rumore sordo era stato uno scatolo caduto dal ripiano più alto della vecchia libreria, nell’angolo.
Sullo scatolo riconobbe la sua grafia infantile di bambina che, con mano incerta, aveva vergato a grandi lettere maiuscole il suo nome, E-V-E, con l’avvertenza, ‘NON TOCCARE’ e il disegnino del suo visetto arrabbiato. Il nastro adesivo che lo teneva ormai non incollava più e attraverso la fessura nello scatolo riconobbe fotografie e fogli colorati. Si trattava per la maggior parte delle sue foto di bimba mentre indossava magliettoni rossi a pois bianchi o con le renne dalle corna illuminate o cerchietti con fiocchetti rossi e buffi occhiali glitterati con le campanelle. Posava sempre accanto all’albero addobbato o in cucina tra teglie di biscotti e c’era anche una foto, ormai sbiadita, di lei sulla sedia a capotavola che leggeva la poesia. “Mi ricordo di questa!”, esclamò all’improvviso. Aveva tra le mani l’istantanea di due bambini accovacciati sotto l’albero, come se stessero cercando qualcosa. E stavano effettivamente cercando qualcosa, era la prima caccia al tesoro che i genitori avevano organizzato per lei e suo fratello.
Il tempo passò incredibilmente rapido senza che lei se ne accorgesse, ma poi la stanza divenne talmente buia che ormai non vedeva ad un palmo dal suo naso. Nella scatola, per fortuna, c’erano anche un portancadele dorato con due candele bianche sottili. Tornò ad inginocchiarsi, con il portacandele accanto a lei e fu come se il tempo si fermasse ancora una volta. Riconosceva tutti i visi, molto più giovani in quelle foto, e ricordava ogni singola circostanza delle letterine che sfogliava, i Natali di una volta, i film che non riusciva mai a sapere come finissero perché si addormentava, i biscottini che nascondeva nella postale con la scritta North Pole. La candela intanto continuava a bruciare e a rimpicciolirsi, ma lei non se ne accorgeva perché era ferma in un istante di felicità di tanti anni prima. Prese il portacandele dorato e cambiò la candela al suo interno. Aveva già in mente come addobbare il camino, come spostare il festone sulla porta e dove mettere gli orsetti che c’erano nella scatola. Presto quell’istante di felicità si sarebbe rinnovato e pazienza se fosse notte. Aveva luce.
Il portacandele natalizio dorato che illumina ciò che conta
C’è un ricordo, cristallizzato nel tempo, che non vede proprio l’ora di rinnovarsi. È il ricordo di un istante di felicità pieno di sorrisi, di abbracci, dolci profumi e di una sorpresa inaspettata che accende l’animo in festa e ancora si accenderà, molto presto, nel portacandele Esprimerio. L’Esprimerio custodisce ciò che più conta: dal piattino liscio all'anello tondo, fin nel suo cuore d’oro lucido specchia il sorriso di chi non vede proprio l’ora di far festa. Presto accoglierà una luce che farà strada a tutti i più bei ricordi del passato e ai nuovi desideri per il futuro.
